Dal big bang alla materia fisica dall’aikido a Dio

 

All’inizio della formazione dell’universo si è verificata una grande esplosione (big bang) in seguito alla quale il cosmo si è iniziato a strutturare così come lo conosciamo.

E’ apparso il tempo, lo spazio, la materia e le leggi che regolano l’espansione, la crescita e l’evoluzione dello stesso Universo. Alcuni fisici sostengono che all’espansione seguirà un inversione del moto espansivo per cui l’universo, nel futuro, colasserà in se stesso creando un Big Crasch. All’inizio la materia era molto diversa da come noi la conosciamo oggi ma, con il graduale “allontanamento” dal centro, è avvenuto un “raffreddamento” e una solidificazione. Si è verificato così un “rallentamento” della velocità di vibrazione delle particelle elementari che ha dato luogo, al termine del processo, alla formazione della materia solida. Essa appare ai nostri sensi dura, compatta e relativamente immobile. Per fare un esempio, la differenza sostanziale tra il ghiaccio, l’acqua e il vapore consiste nella quantità di calore contenuto nel sistema e quindi nella velocità di vibrazione degli atomi che formano le molecole dell’acqua (H2O). Il ghiaccio risulta così più “lento”, freddo e compatto rispetto al vapore. Nelle cosmologie tradizionali (quindi molto prima che la scienza si strutturasse nella forma che noi conosciamo) si è sempre sostenuta la medesima teoria di un inizio dei tempi e di una creazione per espansione a partire dall’Origine. Per esempio nella tradizione indiana si parla del “respiro di Brahama”: quando Egli espira (big bang) si formano i mondi, quando invece inspira la creazione viene reintegrata nel Centro Primordiale (big crasch). Partendo da questo punto di vista cosmologico il Sentiero della crescita spirituale consiste nel ritorno al “Centro Originale” quindi nel seguire il percorso inverso avvenuto all’atto della creazione. Pertanto, se a partire dal big bang è avvenuto un progressivo raffreddamento, una solidificazione e materializzazione fino all’incarnazione dell’anima in un solido corpo fisico, il “Cammino del Ritorno” consiste in una progressiva spiritualizzazione della materia cioè in un aumento delle vibrazioni, del calore e della luminosità delle cellule del nostro corpo, della nostra mente e del nostro spirito. Ora dal punto di vista analogico, appoggiandoci al sapere delle dottrine tradizionali (e seguendo il sentire comune), possiamo renderci conto che la vibrazione corrisponde alla vita e alla volontà, il calore all’amore e la luce alla saggezza. Osservando il fenomeno appena descritto dalla prospettiva umana, ritroviamo la stessa dinamica nella crescita dell’organismo. Il neonato è vicino all’origine (nascita) pertanto risulta vitale, vibrante, morbido, scattante, gioioso, aperto, sensibile, dinamico, curioso … man mano che si invecchia (allontanandosi dal Centro) aumenta la rigidità (sia fisica che mentale), diminuisce la forza e la vitalità, anche i tessuti perdono elasticità e si diventa rugosi e spenti, meno aperti e disponibili al nuovo e meno pronti a rischiare. Questo processo continua fino al “rigor mortis” che rappresenta l’apice negativo della crescita, la massima “solidificazione” e il momento più distante dalla nascita (Origine). Mentre il corpo è comunque destinato a seguire questo percorso (con tempi e modalità differenti in ragione dello stile di vita che scegliamo), il nostro spirito può invece seguire il percorso inverso (“Se non tornerete bambini non entrerete nel Regno dei Cieli”) e avvicinarsi sempre più alla Fonte della vita eterna. Dove ci porta tutto questo discorso? Ad una maggiore comprensione della metodologia dell’allenamento e della strutturazione dell’aikido (e delle discipline spirituali tradizionali) così come O Sensei ha portato alla luce e il M° H. Tada ha così magistralmente insegnato e continua a proporre nei suoi affollatissimi seminari. Se la creazione (la “caduta”) si è configurata come una materializzazione progressiva dello Spirito Divino, la Via del Ritorno a casa (sadhana) consiste per l’appunto nella spiritualizzazione della materia (sublimazione). La pratica del kokyu, così come il pranayama nello yoga indiano, sono degli esercizi tesi ad aumentare la vibrazione (Vita) del nostro sistema corporeo, il calore (amore) nel nostro cuore (anahata chakra) e la saggezza della nostra mente. La concentrazione (dharana) ci permette di mantenere l’attenzione focalizzata sul cammino che stiamo seguendo e su quello che stiamo facendo. La meditazione (dhiana, anjodaza) ci apre le porte interiori del senso della vita, ci libera dall’attaccamento, scioglie l’identificazione con le emozioni distruttive (gelosia, rabbia, paura, tristezza …), ci fa sentire l’unità con il Tutto Vivente. Oltre a questi modi di allenamento, che vengono normalmente proposti durante il kinorenma, la pratica stessa delle tecniche dell’aikido si presenta come un modo per aumentare “l’attività vibratoria” del nostro sistema corpo-mente-spirito. Chiunque abbia visto, anche solo per una volta, il movimento potente, libero, creativo e raffinato del M° Tada potrà capire quello che intendo. Il fascino e lo stupore che si provano vedendo il maestro in azione, deriva inconsciamente dalla percezione intuitiva della ricchezza e profondità di senso che derivano da una pratica che collega il movimento fisico con intenti spirituali. Non si tratta quindi (solo) di perfezione tecnica intesa come miglioramento estremo della coordinazione e dell’esecuzione di un movimento del corpo, ma di espressione concreta di una raggiunta maturità spirituale. Aumentare l’attività vibratoria, l’amore e la luce in noi è la modalità adeguata per tornare indietro alla Fonte Primordiale, contrastando il “congelamento” dei nostri corpi e dei nostri cuori per riportare l’anima nella casa del Padre suo. Tornare a Casa ridiventare bambini, convertirsi, reintegrarsi nel Centro, sono tutte delle metafore per raccontare il percorso di ritorno dell’anima in Dio o, se si preferisce, all’Universo. Mi auguro con tutto il cuore, che sempre più praticanti di aikido si rendano conto delle profonde ricchezze contenute negli insegnamenti tradizionali dell’aikido e lascino così cadere la fissazione per la difesa personale, l’affermazione dell’ego e la sterile ricerca della perfezione del solo movimento esteriore. Fabrizio Ruta

 

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