La mia esperienza

 

Ho iniziato a praticare aikido nel 1980 sotto la guida del prof. Antonio Bosna e mi sono innamorato immeditamente di quest'arte così profonda, ricca e spirituale. Ho dedicato tutto il mio tempo, le mie energie giovanili e i miei pensieri ad essa. Tutti i soldi risparmiati erano usati per pagare il mensile, acquistare la divisa o la mia prima spada di legno. Poi iniziarono i primi raduni con i maestri giapponesi: H. Hosokawa, Y. Fujimoto, M. Ikeda... Giravo l'Italia sudando di giorno sui tatami e dormendo nelle palestre col sacco a pelo. Le mie compagne di allora erano tutte praticanti di aikido e così tutta la mia vita ruotava intorno all'aikido. Compravo tutti i libri sul tema aikido, arti marziali, Giappone, ecc. che riuscivo a trovare. Guardavo e riguardavo i video dei maestri e aspettavo con impazienza i giorni di pratica. Ricordo l'emozione dei primi esami e i raduni tenuti a Roma nella sede centrale dove si radunavano centinaia di persone ed io ero uno degli ultimi arrivati. Quante cadute che ho fatto, quante leve che ho ricevuto: piedi sbucciati, polsi infiammati, ginocchia rosse, sudore e dolori articolari e muscolari! Dopo sei anni di pratica intensa, ancora primo kyu (il grado precedente a quello di cintura nera), io e mie amici Domenico Casale e Roberto Nuovo apriamo il nostro dojo lo shin-bu all'interno di una palestra di judo. Alternavamo una lezione a testa come insegnanti e praticavamo nelle altre ore. Il primo anno facemmo anche un corso dalle sei alle otto di... mattina!

 

Iniziammo così ad essere conosciuti dai maestri giapponesi i quali, pian piano, iniziarono a chiamarci come uke per spiegare le tecniche. Il “gruppo dei baresi” iniziò a diventare famoso nelle palestre di mezza Italia. Nel frattempo ho assunto anche dei ruoli importanti nell'associazione venendo eletto per tre mandati Consigliere. Ho conosciuto il figlio del Fondatore, Kisshomaru Ueshiba e il nipote Moriteru quando ancora era definito waka sensei (giovane maestro). Oggi è Doshu dell'aikido, cioè guida mondiale per quest'arte. Naturalmente non potevamo mancare i viaggi in Giappone per approfondire la conoscenza delle arti marziali e della filosofia dell’estremo oriente e così mi sono recato tre volte nella terra del sol levante per lunghi periodi dormendo nelle famose gaijin house, le case ostelo per stranieri. Nel frattempo praticavo anche tai-chi, kyudo (arte del tiro con l’arco tradizionale giapponese) e jo-do (antica arte di combattimento di spada contro bastone) raggiungendo il grado di terzo dan. Ho seguito per anni gli insegnamenti tradizionali dello shintoismo praticando la purificazione rituale sotto le cascate (misogi).

 

Fabrizio Ruta fa da partner al Maestro Tada

Fondamentale per me è stato l'incontro con il maestro H. Tada (IX dan) di cui sono diventato uno stretto allievo e che seguo con costanza e passione. Considero lui il mio maestro nell'Arte e tutto il mio insegnamento dell'aikido si ispira al suo stile e ala sua visione filosofica e spirituale. Avanzando nella pratica sono diventato insegnante ed esaminatore raggiungendo il grado di 5° dan dopo venticinque anni di pratica. Lo shin-bu dojo (che nel frattempo Domenico e Roberto avevano lasciato) era diventato uno dei centri di aikido più frequentato d'Italia. Oggi qui pratichiamo tutti i giorni solo aikido ed io dirigo seminari in tutta Italia e all'estero.

 

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