I partecipanti dicono

 

Allegra esegue uno splendido kokyunage

L’Aikido è stato, ed è tuttora, l’unico modo per ritrovare il mio centro in circostanze tali da disperdermi ed allontanarmi da esso; negli anni la sua pratica si è rivelata utile per confrontarmi con le mie paure ed i miei tabù, aiutandomi non solo a superarne alcuni ma anche a mettermi in gioco con maggiore spontaneità e piacere, ricordandomi inoltre che il mondo non può essere diviso in due parti, una bianca ed una nera, una giusta ed una sbagliata, incapaci di incontrarsi tra loro. È un vero e proprio percorso di vita, arduo e pieno di ostacoli (anzi, uno solo: noi stessi), ma che per me vale la pena percorrere.

Allegra Germinario

 

 

Come tutto nella Vita c’è un senso e una logica, una via che ogni giorno percorriamo incosapevolmente, delineata sotto i nostri piedi, delle orme immaginarie, le stesse che Alcuni anni fa dicembre del 2006 han fatto si che varcassi la porta del Dojo, con l’incertezza di sapere se mai sarei riuscito a praticare con cooerenza e costanza una Disciplina all’apparenza cosi’ lontana dal mio modo di vita e dalla mia indole interiore. Mi ero informato su varie discipline, quello che cercavo era, una pratica che mi dasse pace interiore equilibrio emotivo, fondendolo con movimento e arte marziale. Premetto che gli anni di pratica di sport, “istintivo-irruento“ con la palla ovale, avevano accentuato in mè una forte carica emotiva e l’adrenalina accumulata di anni e anni di allenamenti e partite a livello agonistico, spesso non riusciva a trovare uno sfogo, una via d’uscita, portandomi a livelli di eccesso in tutto;

nella mia sfera sentimentale, nella mia famiglia e nel modo di relazionarmi con il mio prossimo, ma soprattutto con mè stesso. Iniziai con tanti dubbi e perplessità, guardai il Maestro e gli dissi: Maestro nn so se riuscirò mai a particare con assiduità, compatibilmente con il mio sport e i miei orari lavorativi, lui sorrise mi disse, inizia e prova il resto verrà da sé. Ieri ho dato l’ennesimo esame . Quasi surreale raccontare questi anni di pratica di AIKIDO, vissuti come un eterna ricerca di una logica di un senso a tutto ciò che facevo, che faccio e che farò. La minuziosa ricerca del dettaglio in una tecnica , nel senso del perché avviene, nella logica di impugnare il Jo il Bookeen e sentire gli stessi come parti dei miei arti, del mio IO, liberarsi, per riscoprire come in poco tanto spazio ci sia TUTTO.

Forse era veramente questo di cui avevo bisogno, ritornare a sentire veramente mè stesso, non quello che pensavo di essere, ma bensi’ quella parte assopita che cercava prepotentemente il risveglio. La strada che percorro , a volte, anzi molto spesso e tortuosa piena di ostacoli, che la vita ti pone innanzi, L’AIKIDO , mi ha insegnato ad accogliere tutto avvolgerlo metabolizzarlo e liberarlo come una onda del mare un frangifrutto che prima si abbatte sulla scogliera e poi rientra nella risacca del Mare. Accettare nella pratica una tecnica, un imprevisto della vita, un infortunio, un successo, sentirne in ogni momento i particolari, renderli parte integrante di mè stesso, ispezionarli come con una lente di ingrandimento per capirne il senso il motivo per poi subito dopo liberasene ……… Diventare uno specchio della propia anima per potersi riscoprire, ogni giorno…. Questo è per mè l’Aikido , e per questo sarò sempre infinitamente grato al mio Maestro per avermi aperto questa porta. Grazie. C.G.

 

 

Amo le arti marziali da sempre! Da piccolo non c'erano dojo dalle mie parti, giunto al'università non c'era tempo e poi ormai grande non c'era più la voglia. A 45  anni la folgorazione:sto vedendo un film (The bourne identity), durante un gentile scambio di mazzate c'è una specie di ushiro-katatori e successivo simil sankyo.

Salvatore Scalise

A quel punto il risveglio! Mi chiedo ma che ci sto a fare il giorno in piscina? Da domani karate, judo,tae kwon do, qualunque cosa ma un'arte marziale!. Giorno successivo ingrifato da prolungata carenza di tatami mi fiondo in libreria,compro un libro sull'Apkido (mai sentito), faccio un giro sotto casa, trovo un certo Ruta che esegue a Fucilli un tachi dori shomen kote gaeshi da manuale ed a quel punto secondo risveglio! Era con me anche mia figlia:stessa reazione,anche lei si iscrisse al dojo... Si è quindi realizzato il sogno del bimbo di 53 anni fa. Per realizzare i sogni bisogna svegliarsi, è la più bella e vera frase che abbia mai sentito. Salvatore Scalise

 

 

Ho conosciuto l'aikido grazie a mio figlio dario che è il mio sempai (compagno di pratica che ha iniziato prima di noi lo studio dell'aikido). Prima dell'aikido ho praticato vari sport, alcuni anche a livello professionistico (anche se per breve tempo). Inizialmente mi sentivo goffo ed impacciato nei movimenti, anche perché, all'inizio, cadere non è mai bello.

Nicola Mercuri in sonkyo

Nella pratica trovo un momento di distacco dai pensieri quotidiani aggiungo che il non concentrarsi sul movimento mi porta a rilassarmi. L'aikido mi ha portato prevalentemente due vantaggi: a) fisico (non ho più i dolori tipici dello stare seduti) b) mentali (mi piace ogni tanto fare tenkan – cioè non affrontare di petto le situazioni ma lasciarle scorrere - nel decidere, accada quel che accada). Precisiamo: vantaggio fisico: benché abbia sempre praticato sport, oggi, più vecchio, sento meglio il mio corpo. alcune volte percepisco ogni minima variazione di esso. percepire ovvero osservare vantaggio mentale: il mantenere la calma in alcune circostanze respirando e facendo osoku. sento la situazione, ti assicuro, anche qui come osservatore che però si muove all'interno di essa sapendo cosa fare. obbiettivo: continuare a praticare.

Nico Mercuri

 

 

 

Ho cominciato e scelto l’aikido per una serie di motivi: innanzitutto il bisogno di coniugare alla mia personale ricerca spirituale un’attività fisica marziale. Sono stato portato all’aikido dalla curiosità spinta indirettamente da un ex praticante mio conoscente alla lontana quarto dan lombardo e da Marco Marino, che nello specifico è stato quello che mi ha portato allo Shin Bu invogliandomi con l’esaustiva descrizione del tipo di ambiente che sostiene la pratica tradizionale della nostra disciplina. Venivo da un’esperienza marziale nel karate, in cui il reigi non era percepito, non interiorizzato, né dall’insegnante né dai praticanti, con conseguente lassismo verso comportamenti scorretti nei confronti degli altri praticanti (non nascondo, con me in primis) e della regola che è giusto dare alle discipline marziali giapponesi che, nel loro appropriato contesto, vanno ben oltre l’attività fisica per il gusto di farla. Ebbene data la mia passione per la cultura giapponese, un anno e mezzo fa appena germogliata, e notato il modus vivendi che rende il nostro un vero dojo, ho deciso di iscrivermi e rimanere.

Fabio D'Abramo

L’ambiente che costituisce lo Shin Bu nelle sue varie e differenti caratteristiche lo hanno reso, per me e molti altri come una seconda casa. Sto interiorizzando, e spero sempre di più, il reigi della pratica, spero senza fossilizzarmi su inutili formalismi. Concordo pienamente, maestro, quando dici che se le regole non sono interiorizzate costituiscono mera apparenza; Che è esattamente quello che voglio evitare, dato che la mia ricerca aikidoistica è per quanto possibile spinta verso i suoi insegnamenti profondi e da un punto di vista esterno, iniziatici. A riguardo credo che non potevo trovare maestro migliore! Malgrado le mie difficoltà, i miei problemi articolari, rimango e persevero, poiché trovo nello sforzo, nel cercare di vincere i miei limiti personali, la spinta per la mia crescita non solo tecnica ma anche spirituale. Non credo di avere altro da dire.

Fabio D’Abramo

 

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