DIGIUNO

di Francesco Schettini

 

Francesco con la moglie Ilaria

La cosa che, subito, mi viene in mente, dovendo fare delle considerazioni sul digiuno trascorso tra le campagne della Valle d’Itria, è quella che ogni digiuno è diverso da quelli precedenti. Infatti, ricordando quelli trascorsi, ho potuto notare che cambiano le motivazioni che ti spingono a praticarlo: ad esempio, la voglia di prendersi una pausa con il cibo per poi, nuovamente, riappropriarsi dei sapori, anche semplici, e degli odori dei frutti di nostra Madre Terra, oppure, la fiducia riposta nel digiuno, in relazione alle peculiari qualità curative di piccole o gravi patologie o, talvolta, anche la semplice volontà di perdere qualche chilo per piacersi di più. Alle volte, cambia anche l’approccio ad una settimana di digiuno: come lo vivi e come ne esci. A questo punto, volendo fare un breve e personale excursus storico, posso ricordare che il mio primo digiuno, praticato nel luglio 2001, è stato il più importante. Innanzitutto, ho accolto subito, senza compromessi, dubbi o paure, la proposta offertami dal Maestro, approcciandomi alla cosa con molto entusiasmo. Infatti, con spirito molto deciso e risoluto, i sette giorni volarono. Quel digiuno, se pur fatto senza tv, con quattro persone, successivamente diventate tre, perché una abbandonò per varie motivazioni, magari non organizzato al meglio perché era il primo che si stava sperimentando, è stato fondamentale per porre in atto un cambiamento: quello di una nuova visione del rapporto con il cibo e con l’alimentazione di ogni giorno. Durante lo stesso, io stavo preparando un esame universitario (per i più curiosi, superato a pieni voti) che avrei dovuto sostenere il giorno dopo la conclusione del digiuno, per cui ero costretto a studiare. Devo dire che non mi pesò farlo e che riuscivo a recepire, forse anche più chiaramente, i dati e le informazioni da memorizzare. Altra nota degna di rilievo è quella della scomparsa di una forma cronica di micosi che si manifestava e acutizzava in estate, su tutta la schiena, con la comparsa di macchie di colore bianco. Ricordo che, verso il terzo giorno di digiuno, lentamente le macchie si fecero sempre più labili fino a scomparire del tutto verso il sesto giorno. Dal 2001, non soffro più di questa patologia, dovendo, ad onor del vero, rilevare che, in precedenza, avevo adottato tutti i metodi e le terapie prescrittemi, prima dal mio medico di famiglia e successivamente dal dermatologo, senza ottenere risultati minimanmente apprezzabili. Il mio secondo digiuno, invece, praticato unicamente dal sottoscritto continuando la normale vita di tutti i giorni, si è consumato nel febbraio 2003, su mia personale volontà e necessità. Infatti, in quel periodo soffrivo di una strana forma di congiuntivite che si manifestava con abbondanti secrezioni che mi impedivano la normale applicazione delle lenti a contatto. Seguii alla lettera, per mesi, le prescrizioni del mio oculista, cambiai svariate volte le lenti a contatto, nel caso l’agente infettivo, patogeno si annidasse sulle stesse, ma, dopo ben tre mesi di tentativi, non ci furono risultati; difatti, ad ogni applicazione delle lenti a contatto, anche nuove, si ripresentava il problema, con la relativa somministrazioni di presidi medici che non portavano ad una definitiva guarigione. A questo punto, memore della precedente esperienza e dei suoi benefici effetti, ebbi (io la chiamo) l’intuizione e mi dissi:

“Mi faccio un bel digiuno!!!”, e così fu. Il resto lo si può intuire. Al terzo giorno, feci l’esperimento di rimettere le stesse lenti a contatto con le quali si era verificata la forma allergica e, come per incanto, non ebbi nessuna reazione e continuai per altri due giorni a digiunare: da allora, non ho più sofferto per nulla di simile. Pare indubbio che il mio corpo, forse più degli altri ed anche per il modo con cui mi approccio a questa pratica, sia molto influenzato dal digiuno e dalle innumerevole implicazioni che sicuramente sono inevitabili che avvengano nel proprio organismo.

È altrettanto vero che ogni digiuno è diverso da ogni altro e quindi può anche accadere che nulla si verifichi di sensibilmente apprezzabile, ma le sensazioni di benessere che si hanno durante e dopo si provano comunque e sempre.

Verso febbraio – marzo 2005, ho condotto il mio terzo digiuno, questa volta a base di succhi di frutta, una o due bottiglie al giorno di nettare biologico per sette giorni, perché sentivo la necessità di fare un break con il cibo, così da ristabilire un equilibrio che si era andato perdendo da un po’. Infine, c’è stato l’ultimo digiuno, quello appena trascorso dal 6 al 12 agosto 2005, presso il trullo di Nino Passaquindici, con il Maestro Ruta, la sua dolce consorte Sara, Alessandro Minerba, Giuseppe Carbonara, Alessandra Annoscia e, ovviamente, l’accorto, simpatico ed indefesso padrone di casa, Nino. Posso subito dire che l’organizzazione era ben preparata e il Maestro è stato in grado di trascinare anche i meno volenterosi, nelle pratiche di tutti i giorni, che si sono svelate un vero toccasana. La mattina c’era l’appuntamento con la ginnastica do – in, condotta da Sara, poi kinorenma condotto da Fabrizio ed, infine, un po’ di tono muscolare con flessioni addominali e quant’altro al ritmo dello stesso Ruta. Nel pomeriggio, c’erano varie danze meditative ed, infine, le lunghe passeggiate tra le campagne del luogo. Veramente notevole, è stata, la lezione di yoga di Alessandro che ha reso tutti più sciolti e rilassati. È stato per me, questa volta, un ricaricare le batterie per l’avvenire, rilassamento e rigenerazione al tempo stesso. Un grazie veramente sentito a tutto il gruppo e soprattutto agli organizzatori dello stage. Arrivederci a tutti al prossimo digiuno, sempre più numerosi!!!

 

Francesco Schettini

 

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